‘E-e’: quando Benedetto XVI ha parlato del suo presunto ‘ponte ombra’

Molti osservatori, come Franco, ritengono che la polarità tra Francesco e Benedetto rifletta, se non esacerba, queste divisioni. Il presupposto, che percorre un po’ il libro e molto più fortemente la discussione che provoca, è che una situazione con due papi viventi che rappresentano visioni politiche ed ecclesiastiche diverse sia inquietante: che sia destabilizzante, confusa e disorientante.

Si ritiene che in una situazione del genere, citando il poeta Yeats, “il centro non possa reggere”.

Ma non è possibile che questa polarità non sia tanto motivo di preoccupazione, quanto piuttosto un riflesso della grandezza del cattolicesimo?

Immagina se Barack Obama avesse detto a Donald Trump nel 2016: “Senti, so di non essere più al comando, ma mi piacerebbe comunque rimanere alla Casa Bianca ed essere disponibile se mai volessi il mio aiuto. Nel frattempo ti appoggio in silenzio.

Politica laica vs. cattolicesimo

A parte l’improbabilità che un politico in carriera rimanga mai completamente muto, uno scenario del genere verrebbe immediatamente respinto. La politica laica è un gioco in cui c’è sempre un vincitore e un perdente.

Il cattolicesimo, tuttavia, vuole essere diverso. Il fatto che Francesco e Benedetto vivano vicini in Vaticano a volte può essere scomodo, ma è forse la più grande conferma di questa differenza che la storia abbia mai evocato.

https://www.us12.list-manage.com/subscribe/post?u=d22144bf286104d517b638301&id=b3f10e4ed1

Non è solo l’immaginazione giornalistica. Sette anni prima delle sue dimissioni, lo stesso Benedetto XVI ha delineato un quadro teologico in cui l’attuale polarità può essere vista come un vantaggio piuttosto che come una debolezza.

Il 24 luglio 2007, molto prima ancora di pensare alle dimissioni, ha dialogato con il clero delle diocesi italiane di Belluno-Feltre e Treviso. Un sacerdote esperto gli ha chiesto come conciliare la dimensione umana e spirituale di una chiamata. Ricordava un professore di seminario che lo rimproverava perché sembrava preferisse giocare a calcio allo studio del diritto canonico.

“La religione di entrambi e”

Ecco la risposta di Benoit:

“Il cattolicesimo, un po’ semplicisticamente, è sempre stato visto come la religione dei grandi ‘e-e’ – non grandi forme di esclusività, ma di sintesi. La parola ‘cattolica’ significa esattamente ‘sintesi’. Sarei quindi contrario alla scelta tra giocare a calcio o studiare la Bibbia o il diritto canonico. Facciamo entrambe le cose.

https://www.kn.nl/subscriptionen/

“Una pastorale buona e veramente cattolica significa anche vivere nell’“e-e”; vivere la propria umanità e l’umanesimo dell’uomo (…) e nello stesso tempo non dimenticare Dio. (…) Quindi mi dedicherei semplicemente a questa grande sintesi cattolica, a questo “entrambi e”.

“Sperimentiamo con gioia la cattolicità.

Consiglio avvincente

È stato un consiglio convincente quando l’interrogante ha conciliato il calcio e il diritto canonico (che, ironia della sorte, potrebbe non essere così diverso, poiché i due sembrano implicare infinite dispute sull’applicazione delle regole).

Forse lo stesso spirito di “e-e” potrebbe funzionare altrettanto bene su altri fronti, inclusa la dinamica (certamente nuova) di un “pontificato ombra”. (Traduzione di Peter Doorakkers)

John Allen è editore del sito di notizie cattoliche Nododove questa analisi è apparsa in precedenza.

Eufemia Candreva

"Guru del bacon. Appassionato di Twitter in generale. Appassionato di cibo. Risolutore di problemi pluripremiato. Fanatico del caffè per tutta la vita."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.